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WALK IN MY DARK TALES

Un viaggio incantato attraverso i neri racconti che percorre durante i suoi sogni, racconti surreali, fantastici sospesi tra la vita e la morte, ma anche espressioni di  forte denuncia.

Come per Jung e Lacan il sogno è autorappresentazione di una realtà celata nella mente, così anche per Daniele Aimasso il sogno è vissuto e presente nella sua realtà e nella vita, storie che partono proprio dal suo vissuto quotidiano.  La morte elemento che ama rappresentare in tutte le sue varianti e metafore, è per lui continua affermazione della vita, perché pone fine ed delinea quest’ultima.

Le sue opere  che si esprimono attraverso un linguaggio cifrato  rappresentano il subconscio e vanno interpretate come una storia incantata, fatta d’ immagini dense ed surreali, ma anche di contenuti profondi ed audaci che non si scordano di denunciare gli orrori del mondo.

Animali sfruttati, inquinamento, consumismo, ingiustizia sono solo alcuni dei temi che Daniele Aimasso tratta, attraverso una sapiente ed elegante unione di particolari e colori vivaci. Usa la sua arte come uno strumento di critica sociale, usando ironia e sagacia.

La precisione e la cura della sue opere ci ricorda la maestria fiamminga ma anche le decorazioni e la linee dell’art nouveau e le forme ben costruite dei maestri giapponesi. Se per Daniele il dettaglio è importante, fondamentale è la composizione strutturale dell’opera, che allo stesso tempo non deve essere eccessiva e ridondante e non turbare l’equilibrio dell’opera stessa. La struttura è un elemento essenziale nella costruzione di quest ‘ ultima, deve essere ben dosata e calibrata. La sua formazione all’Accademia  di Brera parte dall’incisione ed è debitore a tutti quei maestri incisori di fine Ottocento da Durer, Dorè per la cura nel particolare e per i suoi tempi molto esoterici. Il cinema asiatico come l’arte giapponese sono per lui fonti d’ispirazione fondamentale per l’assenza del particolare inutile come lui ama definirlo, il contrasto che rappresenta l’equilibrio compositivo, l ‘armonia di vita e morte, delicatezza e violenza, tristezza e serenità.
“È una sensazione particolare che si prova, un contrasto talmente forte da risultare equilibrato e tuttavia inevitabile, è il laccetto di seta accuratamente intrecciato al manico della katana insanguinata, per me il cinema asiatico è questo.”